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Tre dipinti post-impressionisti con cornici dorate appesi su una parete rossa in un museo

RWA: la blockchain incontra il mondo fisico

Quando la tokenizzazione amplifica il valore del bene reale

Nel mondo dei Real World Assets (RWA) tokenizzati sta emergendo una distinzione sempre più netta tra due grandi categorie: da un lato gli RWA finanziari, cioè quelli che rappresentano titoli, obbligazioni, fondi o crediti; dall’altro gli RWA “fisici” o “passionali”, collegati a oro, immobili, arte, vini, gioielli e collezionabili.

Sebbene entrambi utilizzino blockchain e smart contract, le logiche economiche, regolamentari e operative sono profondamente diverse.

Questa distinzione è ripresa anche dalla normativa europea dove i RWA finanziari sono soggetti a MIFID e “Pilot regime” mentre i RWA fisici sono soggetti a MICAR.

Gli RWA finanziari rappresentano la parte più matura e più grande del mercato. 

Secondo RWA.xyz il valore degli asset tokenizzati “distribuiti” on-chain supera i 26 miliardi di dollari, mentre il valore complessivo degli asset rappresentati supera i 345 miliardi, di questi il Financial Times ha riportato che nel 2025 i fondi tokenizzati legati a Treasury USA hanno raggiunto circa 7,4 miliardi di dollari, con una crescita dell’80% in pochi mesi.

La ragione è semplice: i titoli finanziari sono già nativamente digitali.

Un’obbligazione o una quota di fondo esiste già come registrazione elettronica; la blockchain non fa altro che sostituire o migliorare il registro tradizionale ed i vantaggi sono notevoli: settlement quasi istantaneo, riduzione degli intermediari ed automazione dei processi tramite smart contract.

Ma per questo motivo — un po’ in solitaria — chi scrive li considera troppo digitali per meritare la definizione di RWA perché l’utilizzo delle tecnologie decentralizzate non aiuta a superare la barriera tra fisico e digitale e se la definizione di token resta “rappresentazione digitale di un bene fisico” titoli, azioni etc. etc. non sono più da anni un bene fisico.

Molto diversa è la logica degli RWA legati a oro, immobili, arte e collezioni.

Qui il tema centrale non è tanto l’efficienza del settlement quanto la creazione di fiducia, tracciabilità e accessibilità economica.

Nel caso dell’oro tokenizzato, ad esempio, il token rappresenta una quantità fisica custodita in caveau. Reuters ha evidenziato che il mercato dei “gold token” ha raggiunto quasi 6 miliardi di dollari nel 2026, crescendo di oltre quattro volte dal 2024. Tuttavia emergono criticità specifiche: custodia fisica, diritto di riscatto, audit delle riserve e trasparenza sulla conservazione dell’oro fisico.

Negli immobili il vantaggio principale è invece la frazionabilità. Un immobile da 10 milioni di euro può essere diviso in migliaia di token, permettendo l’accesso a nuovi investitori, a nuove forme di multi-proprietà e di garanzia attraverso la tokenizzazione di quote dell’immobile.

Tuttavia, il vero collo di bottiglia resta fuori dalla blockchain: gestione dell’immobile, fiscalità, notarizzazione, governance condominiale, manutenzione e compliance locale.

È significativo che molti studi osservino come la liquidità promessa dagli RWA immobiliari sia ancora limitata anche se prodotti come le DAO di governance di First Personal Coin possono essere un utile passo avanti.

Ancora più particolare è il settore dell’arte e dei collezionabili. Qui il token non rappresenta solo proprietà economica ma anche storia, autenticità, provenienza e partecipazione narrativa. In altre parole, il valore deriva esclusivamente dalla scarsità culturale e simbolica dell’oggetto.

Per questo motivo gli smart contract diventano strumenti di governance e storytelling oltre che finanziari.

Nel mercato dell’arte tokenizzata, ad esempio, la blockchain può certificare provenienza, restauri, passaggi di proprietà e diritti collegati all’opera. Ma la difficoltà principale resta coordinare i diritti dell’esecutore, del gallerista e del proprietario dell’opera fisica. La valutazione.

Un esperimento interessante avverrà il 3 giugno, all'interno dell'evento Venti Miglia Pole-Position che si terrà a Cala del Forte, con il lancio della tokenizzazione di un’opera d’arte effettuata sempre utilizzando i modelli di DAO sviluppati da First personal coin. 

Verrà presentata una struttura ibrida molto interessante: opera fisica + governance DAO + passaggio di membership collegato alla proprietà economica dell’opera. 

Questo modello crea arte fisica + certificazione blockchain + governance evolutiva.

È molto più avanzato di un semplice NFT: il valore è fisico, relazionale ed istituzionale, con diritti separati su più livelli, dove ogni soggetto mantiene una funzione distinta e coerente.

Il punto potentissimo del progetto è che si sta costruendo un caso dove il digitale genera valore sociale senza cannibalizzare l'opera fisica: l'opera mantiene la sua unicità fisica, mentre il gemello digitale diventa strumento sociale, culturale e filantropico.

 

Quando il digitale aumenta il valore del bene reale
 

Immaginate di possedere una quota di un'opera d'arte. Non una riproduzione, non un file digitale: l'opera fisica, reale, con tutta la sua storia. Insieme ad altri proprietari, potete partecipare alle decisioni su come esporla, dove custodirla, come valorizzarla nel tempo.

Non è fantascienza. È il progetto che First Personal Coin presenterà all'evento Venti Miglia Pole-Position e rappresenta uno dei casi più avanzati di quello che oggi si chiama tokenizzazione dei beni reali: portare su blockchain — il registro digitale distribuito e verificabile — i diritti legati a oggetti fisici come opere d'arte, immobili, oro, vini pregiati.

Ma il punto interessante non è la tecnologia in sé.

 

Il vero salto è altrove
 

Portare un bene su blockchain è diventato relativamente semplice. Molto più complesso è costruire attorno a quel bene un sistema credibile di proprietà, diritti, governance e fiducia nel tempo.

A Venti Miglia Pole-Position si affronta esattamente questo problema. Il progetto che verrà presentato non si limita a creare un NFT — un certificato digitale unico — collegato all'opera fisica.

La struttura è più articolata: l'opera esiste nel mondo reale, viene certificata su blockchain e attorno ad essa viene costruita una DAO (Decentralized Autonomous Organization, in italiano: un'organizzazione la cui governance è scritta e applicata automaticamente da codice informatico) che definisce chi partecipa, con quali diritti e secondo quali regole.

In pratica: chi detiene il token può votare su decisioni concrete. Dove viene esposta l'opera. Chi la custodisce. Come si gestiscono eventuali vendite o prestiti a istituzioni culturali. La proprietà non è solo economica: è partecipazione attiva a un progetto culturale.

Il digitale, in questo caso, non sostituisce il bene reale. Lo accompagna, lo rende più leggibile e trasparente e crea intorno ad esso una comunità con regole chiare.

 

Perché l'arte è il caso più interessante
 

Negli ultimi anni si è molto parlato di tokenizzazione applicata agli strumenti finanziari: titoli, obbligazioni, fondi. È un campo in forte crescita, dove la blockchain migliora l'efficienza di processi già esistenti — settlement più rapido, meno intermediari, maggiore automazione.

Ma i beni fisici pongono una sfida diversa e più complessa.

Un immobile, un vino raro, un'opera d'arte non valgono solo perché qualcuno può comprarli o venderli. Valgono perché incorporano storia, autenticità, provenienza, reputazione, relazioni e riconoscimento culturale. La blockchain, da sola, non crea tutto questo. Può però diventare l'infrastruttura che lo rende visibile, verificabile e governabile.

Ed è qui che l'arte diventa il caso più sofisticato di tutti.

La scarsità di un'opera non è solo materiale. È culturale.

Il valore non nasce soltanto dall'oggetto, ma dal significato che quell'oggetto assume dentro un sistema di riconoscimento: chi l'ha creata, chi l'ha posseduta, dove è stata esposta, quali storie porta con sé. Tokenizzare un'opera d'arte significa quindi affrontare non solo una questione tecnica, ma una questione di governance, memoria e narrazione.

 

La domanda che molti evitano
 

Molti progetti di tokenizzazione si fermano alla superficie: creano token, dichiarano una connessione con un bene fisico, promettono liquidità e accesso democratico.

Ma le domande decisive restano senza risposta: chi garantisce il collegamento con il bene fisico? Chi prende le decisioni quando sorgono conflitti? Chi aggiorna le informazioni? Chi tutela il valore culturale e reputazionale del progetto nel tempo?

Senza queste risposte, la tokenizzazione resta fragile: un esercizio tecnico senza solide fondamenta.

Il modello che verrà presentato a Cala del Forte prova a rispondere in modo strutturato. La DAO non è uno strumento ideologico di decentralizzazione.

È un meccanismo concreto per definire chi ha voce in capitolo, su cosa e con quali responsabilità. Proprietà fisica, diritti economici, funzioni di custodia, attività culturali, partecipazione della comunità: ogni dimensione trova una collocazione precisa all'interno di un sistema di regole verificabili.

 

Cosa cambia davvero
 

La distinzione che emerge da questo caso è destinata a diventare sempre più importante nel dibattito sugli asset digitali.

Tokenizzare uno strumento finanziario significa rendere più efficiente qualcosa che era già, nella sua natura, un'entità digitale.

Tokenizzare un bene fisico significa qualcosa di più ambizioso: costruire un ponte credibile tra un oggetto che esiste nel mondo reale — con la sua storia, la sua fisicità, la sua complessità — e una comunità di soggetti che ne condividono diritti, decisioni e responsabilità.

La tecnologia è necessaria, ma non sufficiente.

La qualità del risultato dipenderà dalla qualità dei modelli di governance costruiti attorno agli asset, non dalla sofisticazione della blockchain utilizzata.

In questo senso, il gemello digitale non è una copia povera dell'originale. È uno strumento che permette di organizzare diritti, partecipazione e tracciabilità attorno al bene reale, senza allontanarlo dal mondo fisico.

È un'idea semplice, ma difficile da realizzare bene.

First Personal Coin, all'evento Venti Miglia Pole-Position, mostra che si può provare a farlo.