Tokenizzazione delle azioni: cambia il motore, non il veicolo
Prima il T+2, domani la blockchain.
Per il mercato azionario statunitense il cambiamento annunciato dal DTCC (Depository Trust & Clearing Corporation) rappresenta una svolta tecnologica importante, ma non una rivoluzione del mercato.
La tokenizzazione delle azioni promette di rendere più efficienti i processi di emissione, regolamento e gestione dei titoli, senza però modificare la struttura dell'accesso ai capitali. In altre parole, cambia l'infrastruttura, non il mercato.
Cosa sta sperimentando il DTCC
Il DTCC, l'infrastruttura che gestisce la quasi totalità del post-trading dei mercati americani, sta sperimentando l'utilizzo della tecnologia blockchain per la gestione degli asset finanziari tokenizzati. Si tratta probabilmente del segnale più concreto finora visto di una possibile adozione su larga scala della distributed ledger technology all'interno della finanza tradizionale.
| L'obiettivo è evidente: ridurre tempi e costi di settlement, automatizzare processi oggi ancora fortemente intermediati, migliorare trasparenza e riconciliazione dei dati, diminuire il rischio operativo attraverso smart contract e registri condivisi. |
Tutti benefici reali che il settore attende da anni.
Cambia il motore, non il veicolo
Ma è importante distinguere tra innovazione tecnologica e innovazione di mercato.
Se oggi un'azione Apple viene registrata su blockchain anziché su un database tradizionale del DTCC, l'investitore continua ad acquistare la stessa azione, attraverso gli stessi intermediari, all'interno dello stesso mercato regolamentato e con le medesime regole di accesso.
La blockchain sostituisce il "motore", non cambia il "veicolo".
Il vero limite non è il settlement
Il vero limite della finanza tradizionale, infatti, non risiede tanto nell'efficienza del settlement quanto nella capacità di ampliare il mercato dei capitali verso imprese che oggi ne sono escluse.
Migliaia di PMI e, soprattutto in Europa, milioni di società a responsabilità limitata non hanno accesso ai mercati regolamentati a causa dei costi di quotazione, degli obblighi informativi e della complessità normativa. È qui che la tokenizzazione potrebbe realmente generare valore: non tanto digitalizzando le blue chip già quotate, quanto consentendo la creazione di nuovi mercati per asset oggi illiquidi.
Negli Stati Uniti il tema è meno evidente grazie alla profondità dei mercati privati, ma in Europa rappresenta probabilmente la vera sfida strategica.
Il Pilot Regime europeo non convince
Purtroppo il quadro normativo europeo non sembra ancora andare in questa direzione. Il cosiddetto Pilot Regime, introdotto dall'Unione Europea per sperimentare infrastrutture di mercato basate su DLT, nasce per definizione come una disciplina temporanea, con limiti quantitativi molto stringenti e numerose deroghe rispetto alla normativa ordinaria.
Questa natura sperimentale ha ridotto significativamente l'interesse degli operatori.
Non sorprende che alcune delle principali piazze finanziarie europee abbiano espresso forti perplessità. Il Lussemburgo, ad esempio, ha più volte evidenziato come un regime temporaneo e caratterizzato da numerosi vincoli difficilmente possa attrarre investimenti significativi nelle infrastrutture di mercato del futuro, auspicando invece un quadro regolamentare stabile e definitivo.
| La conseguenza è che l'Europa rischia di concentrare i propri sforzi sulla digitalizzazione di mercati già esistenti, senza affrontare il vero nodo: creare nuove opportunità di finanziamento per il tessuto imprenditoriale. |
Mercati nativamente digitali e il ruolo delle DAO
La blockchain offre infatti una possibilità molto più ampia rispetto alla semplice tokenizzazione delle azioni quotate.
Consente di costruire mercati nativamente digitali, nei quali quote societarie, crediti commerciali, immobili, opere d'arte, strumenti partecipativi o altri Real World Assets possano essere negoziati con costi molto inferiori rispetto ai mercati tradizionali, mantenendo elevati standard di trasparenza e tutela degli investitori.
In questo scenario acquistano particolare rilevanza modelli di governance decentralizzata, come le DAO (Decentralized Autonomous Organizations), che possono affiancare la tokenizzazione introducendo nuove modalità di amministrazione, voto e gestione degli asset digitali.
Non si tratta di sostituire gli organi societari previsti dalla legge, ma di integrare strumenti che rendano più efficiente il governo degli asset tokenizzati, automatizzando processi decisionali e rafforzando la partecipazione degli stakeholder.
La sperimentazione del DTCC rappresenta quindi un passaggio importante perché certifica che la blockchain è ormai considerata una tecnologia matura anche dalle principali infrastrutture finanziarie mondiali.
Tuttavia, non bisogna confondere l'innovazione dell'infrastruttura con quella del mercato.
La vera rivoluzione arriverà quando la tokenizzazione non servirà soltanto a rendere più efficiente la negoziazione delle società già quotate, ma consentirà a milioni di imprese oggi escluse dai mercati dei capitali di accedere a nuove forme di raccolta e liquidità. È su questo terreno che si giocherà la partita della tokenizzazione nei prossimi anni, soprattutto in Europa, dove l'innovazione normativa dovrà dimostrare di essere all'altezza di quella tecnologica.